Una riflessione tra cibo e psicologia

piattoE’ da tempo che volevo inserire questo articolo, diciamo dall’ultima volta che ho messo mano al blog. Poi il tempo mi è sfuggito di mano come spesso mi accade e oggi mi ritrovo qui a distanza di mesi a rileggere quanto mi è stato donato con affetto dalla dott.ssa Angela Gabriella Focheschi, psicologa psicoterapeuta specialista nell’infanzia e nell’adolescenza, già presente tra queste pagine virtuali con l’articolo Il Tempo dell’Attesa. Quello che segue è uno scritto diverso dal solito, non ci sono ricette, non ci sono ricordi né storie divertenti, ma credo sia importante ogni tanto ricordarsi quanto il cibo condizioni nel bene e nel male la nostra vita.

Mi piace che in questo mio spazio si possano trovare diverse opinioni e diverse sfaccettature di uno stesso argomento, toccando talvolta anche discorsi più impegnativi come l’influenza psicologica del cibo o le sofisticazioni alimentari. Ora, però lascio la parola ad Angela Gabriella Focheschi che molto meglio di me saprà coinvolgervi invitando tutti noi a riflettere.

Di Angela Gabriella Focheschi

Vi ricordate la storia di Lillina? Lillina cara, ormai è andata così, oggi sei presente in ogni stagione e in ogni luogo a discapito della tua autenticità e sei il risultato di continue manipolazioni (ma questo vale per te e per la maggior parte dei tuoi amici alimenti). Nell’ultimo ventennio si è assisto ad un aumento …delle intolleranze e dei disturbi di comportamento alimentare. Ma come si intrecciano le cause biologiche con quelle psicologiche? A tal proposito lo studio della dottoressa Edi Salvadori, psicopedagogista, avrebbe constatato che determinati cibi possono scatenare corrispondenti emozioni avverse in grado di sollecitare le cosiddette intolleranze per cui, ad esempio, la mela potrebbe generare nel soggetto un senso di colpa, mentre un’intolleranza al latte potrebbe essere collegata ad una figura materna caratterizzata da ansia, angoscia, paura del distacco, o addirittura assenza, magari per via dei numerosi impegni di lavoro e varie altre problematiche.
ortaggiQualunque scienza riguardi il corpo umano e la sua salute include, in modo più o meno articolato, l’aspetto alimentare sia per quanto riguarda la prevenzione sia per la cura delle varie patologie; giusto per fare alcuni esempi si può pensare all’importanza della dieta nella medicina cinese, nell’ayurvedica e in quella ippocratica, indici questi di un interesse antico rivolto all’alimentazione. C’è poi un altro livello che riguarda l’individualità, siamo sì tutti esseri umani con determinate richieste, ma siamo anche “unici” (“La scienza si serve di concetti troppo generali per poter soddisfare alla ricchezza soggettiva della vita singola” C.G Jung da Ricorsi, Sogni, Riflessioni) con una nostra storia, un nostro pensiero, una nostra struttura che può necessitare maggiormente di certi cibi o di certi sapori. In una condizione ideale di salute, l’organismo dovrebbe scegliere istintivamente quello che gli va bene in quel determinato momento senza che sia necessaria nessuna conoscenza intellettuale dei principi alimentari, ma questo richiederebbe una profonda capacità di ascolto interiore. Infatti, quando mangiamo, non introduciamo solo carburante che ci permette di sopravvivere, il cibo oltre a saziarci ci porta alle più intime esperienze. Pensate a cosa accade quando assaporiamo un cibo dell’infanzia, esso può conferirci il buonumore o in altri casi disgusto.crostacei La stessa parola dieta deriva dal greco “diaita” che vuole dire modi di vita. Con le scuole filosofiche il cibo acquisisce un significato che va oltre alla mera necessità, diventa uno strumento di crescita spirituale. Paltone e Seneca lodavano i cibi semplici, il cibo serve per placare la fame e non per stimolarla ma allo stesso tempo per gli antichi romani rappresentava un momento di convivialità. Non tutti sono sempre consapevoli che il mangiare è un atto con un intrinseco e forte valore culturale. La parola “convivialità” ci parla, quindi, del cibo quale piacere e del cibo quale atto sociale e tuttavia può avere un significato molto diverso a seconda delle aree geografiche in cui si compie. Oggi, più di un tempo passato, sappiamo che la psiche, le emozioni e il corpo sono integrati, si parlano e si influenzano. Basterebbe mangiare sano e la mente sarebbe vigile e pronta senza aver bisogno di introdurre ulteriori sostanze che spesso danneggiano e non ci danno l’ energia giusta. Purtroppo, oggi il cibo è paradigma di uno stile di vita sociale che rincorre solo immagini, forme perfette in tempi perfetti. Tale perfezione deve essere insita in ogni cosa e ogni cosa deve essere sempre a portata di mano. bilanciaUn esempio lo troviamo nell’ambito della patologia della anoressica ché si fa carico degli standard perfezionistici dei genitori, degli insegnanti e della società in generale, il suo mondo di unicità interiore è stato violentato al punto da farle temere di guardarsi allo specchio per la paura di non esserci. Inoltre gli standard perfezionistici non permettono l’errore, non permettono neppure la vita e certamente non la morte” (Woodman. Op.cit).
Spesso la spinta a mangiare voracemente è così forte che il soggetto non riesce neppure a scegliere ma, piuttosto, consuma a caso pietanze dolci, salate, senza poter sentire nessun sapore. I disturbi del comportamento alimentare sono condizioni estremamente complesse, che hanno radici profonde in situazioni psicologiche. La psicopatologia dei disturbi del comportamento alimentare si presenta come molto articolata e soggetta alla situazione culturale e sociale, difatti si sono succedute nel tempo diverse letture del fenomeno.
Di solito esperienze di un’abbuffata provocano profondi sensi di colpa e/o di paura di acquistare peso e lasciano il soggetto spossato, la “compulsione” può durare fino a quando il soggetto inizia a sentirsi male, oppure quando è finito tutto quello che era possibile mangiare, o ancora quando lo stomaco è sufficientemente pieno per poter rigettare il suo contenuto.
ragazzaMa cosa si nasconde dietro tutto questo? Nella bulimia il cibo deve riempire un vuoto affettivo, antico quanto la nostra stessa esistenza, incolmabile. Il nutrirsi diventa un gesto intriso di speranze e di ambivalenza, un tentativo estremo e sempre frustrato di saziarsi finalmente di “amore”. nell’anoressia viene messo in risalto il rapporto della persona con il cibo in tutta la sua valenza affettivo-simbolica. Il cibo non rappresenta soltanto il nutrimento organico da cui traiamo energia per il nostro metabolismo, ma acquisisce particolari significati: si carica di affettività, di ambivalenze, di paure e desideri profondi. Può diventare il fulcro della nostra vita nel suo doppio significato di nutrimento-vita o di veleno-cibo avariato, inquinamento-morte. Il cibo si fa veicolo di potenti messaggi simbolici e il rifiuto del cibo diventa un modo per comunicare emozioni profonde: il rifiuto del mondo degli adulti, il rifiuto della sessualità etc. In entrambi i casi alla base c’è un’incontrollata tendenza ad essere una brava bambina, un’eccessiva ubbidienza, una tendenza a responsabilizzazioni precoci e premature, una compiacenza del genitore dominante e delle figure autorevoli.
Nei disturbi alimentari il riceve-re non è inteso come atto d’amore, ma come mangiare e divorare mentre l’espellere viene vissuto come defecare, sputare, non creare. La patologia è del resto anche un’espressione estrema di un tentativo di differenziarsi. Così il rifiuto del materno infantile può diventare un rifiuto della maternità, della fertilità e il rifiuto del cibo diventa rifiuto del mondo con conseguente contrapposizione tra spirito e carne. Molti studi hanno evidenziato come spesso dietro i disturbi alimentari ci siano storie di bambini con un attaccamento insicuro o disorganizzato e nelle loro relazioni con i genitori sono presenti elevati livelli di rabbia e di ambivalenza.
Nella fiaba di Hansel e Gretel è possibile scorgere il mitologema della madre-strega che adesca. la strega accoglie i bambini in una casa di marzapane, li fa ingrassare per poi divorarli, mostrando così il suo aspetto di madre terribile. È un chiaro simbolo, di madre negativa a cui i bambini vengono consegnati da un padre debole complice del potere negativo della Grande Madre.
zucchero uova mandorle farinaLa parola nutrimento deriva dal latino nutrire ed è riferito all’allattamento. Winnicot ci ha introdotti al concetto di una “madre sufficientemente buona” in quanto in grado di comprendere il bisogno del piccolo e di intervenire. Difatti un neonato nei primi mesi ha fame non solo di latte ma anche di scambi sociali, di manipolazione tattile, del contatto diffuso ed empatico con la propria madre, di scambi visivi e vocali. Tutto questo è il “nutrimento.” E la madre deve provare piacere in questa relazione per poter creare un mutuo coinvolgimento tra se e suo figlio. L’assenza di ciò potrà dar luogo ad una mancata sintonizzazione in grado di creare il disturbo alimentare di attaccamento. Se durante il passaggio all’alimentazione autonoma (sei mesi circa) persiste il conflitto nella relazione tra il caregiver e il bambino, e quindi l’incapacità di interpretare i segnali del piccolo e di rispondere in modo contingente e non intrusivo, il bambino provato emotivamente insorge il disturbo alimentare da separazione ( o anoressia infantile). Mi sono soffermata su questi due aspetti infantili proprio per evidenziare come il nutrimento accoglie e racchiude molti più aspetti e non si limita alla fame- sazietà.
Un percorso difficile quello della guarigione ma non impossibile. Tante persone ogni giorno guariscono. Il film “Briciole”, dal libro di Alessandra Arachi, (autobiografico) delicato e crudo allo stesso tempo, ci aiuta a riflettere sulla propria persona, sugli altri e sulla vita. Claudia, la protagonista si ammala di anoressia e a spingerla nel baratro della morte è la tormentosa compensazione di una esistenza vissuta per soddisfare i bisogni altrui, Claudia svuota il suo stomaco dalle angosce dalla mancanza di amore. Non è solo la storia della guarigione dall’anoressia di Claudia, ma è il viaggio di tutti i personaggi che ruotano intorno a lei e quindi della sua famiglia attraverso le proprie debolezze e le paure. Un viaggio molto privato nella propria sofferenza: la guarigione di Claudia è la guarigione della famiglia. La vita acquisisce per tutti, un altro valore, la vita, diventa anche nutrimento che si può imparare ad assaporarlo briciola dopo briciola.

carote e zucchineOggigiorno sempre di più si parla di cucina, ricette e gare culinarie in significativa coincidenza con l’incremento dei casi di intolleranza o disturbi alimentari. Mentre mangiamo ingeriamo proteine, vitamine, carboidrati….ma anche emozioni ( piacevoli e spiacevoli), se ci fermassimo a riflettere ogni volta su cosa sto introiettando (fretta, angoscia, rabbia, distruttività) e sul perché sto mangiando, ci troveremmo a rispondere a molte altre domande. Solo per saziare una necessità dell’organismo o per il piacere di gustare e assaporare lentamente quell’alimento che ho scelto in maniera da offrire a tutti i miei cinque sensi l’opportunità di attivarsi? Distribuendo così, nel mio corpo, il concime idoneo per rinforzarsi.
Soffermatevi sul vostro stato d’animo, andate con la mente ad un cibo rappresentativo di un periodo o un momento significativo della vostra vita, e ancora meglio sarebbe poterlo gustare veramente, e vedrete come i sapori saranno immediatamente accompagnati da forti emozioni, restate in ascolto con tutte le sensazioni che emergono, e poi riportate di nuovo l’attenzione sul vostro d’animo….qualcosa sarà cambiato.
Buon appetito a tutti

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