Ricordi: a Lugano tra Raclette e Magritte

Una vacanza sul lago, la natura, l’arte, l’atmosfera di festa e una raclette. Sono questi i ricordi che oggi mi tornano in mente. In giorni di giustissima chiusura forzata in casa, senza ricorrere a nostalgie e retoriche, mi capita di ripensare ad un passato più o meno recente fatto anche di viaggi, gite, scoperte. Il mio desiderio di evasione mi porta alle atmosfere natalizie di un paio di anni fa nel corso di un breve soggiorno a Lugano.

Erano anni che mancavo dalla città, ma la sensazione fu ancora una volta la stessa, mi sono sentita a casa. Forse complice il Natale appena passato oppure soltanto l’aria frizzante e il tiepido sole, sta di fatto che mi parve di non essermi mai allontanata. Negli anni, per lavoro, ero stata spesso in Svizzera e più volte a Lugano. Ritrovarla nella sua massima bellezza con le casette di Natale piene di regali e specialità della cucina locale, è un ricordo che mi mette serenità, mi fa tornare alla mente profumi e atmosfere che fanno famiglia. Il profumo della cannella, dei dolci, sicuramente è indimenticabile, ma quello che in questo momento ricordo nitidamente è il piatto di Raclette servito rigorosamente con le patate che ho mangiato in piazza accompagnato da un buon bicchiere di vino. La specialità svizzera, ottimo formaggio fuso, Raclette appunto, su patate al cartoccio è difficilmente replicabile in un luogo diverso, ma posso assicurare che si tratta di una golosità che difficilmente si potrà dimenticare. L’occasione per tornare a Lugano però me l’aveva data una bellissima mostra, dedicata ad uno dei padri del Surrealismo, Renè Magritte: “La linea della vita” dal titolo dalla conferenza tenuta da Magritte nel 1938 ed è parte di un progetto volto a diffondere il pensiero del maestro in Europa. Qui, come fortemente voluto dagli organizzatori della mostra, è direttamente Magritte a svelare i significati delle sue opere. Per me è stato bellissimo e molto emozionante poter “toccare” con gli occhi le sue tele, respirare l’odore della carta su cui un tempo aveva impresso i suoi schizzi. Non conoscevo il (Museo d’arte della Svizzera italiana) Museo MASI Lugano che l’ha ospitata, e questo purtroppo la dice lunga sugli anni che mi separano dalla mia ultima visita. Che dire, sono rimasta stupita e rapita dalla bellezza della costruzione, un edificio moderno che affaccia direttamente sul lago e che mi rapisce già dall’ingresso che dà sulla piazza. Un gioco di ologrammi e colori catalizza la mia attenzione, ma è all’interno che posso scoprirne la vera bellezza. La mostra di Magritte è ospitata al primo piano, un’esposizione rigorosa che illustra tutto il percorso formativo dell’artista, dalle prime opere alla consacrazione a maestro surrealista. Perdermi davanti ai suoi disegni, agli schizzi che lo hanno portato alla creazione dei suoi più famosi capolavori è stata un’emozione senza tempo, irripetibile. Il percorso cronologico consente di calarci completamente nel periodo storico in cui lavora Magritte e di coglierne tutte le sfumature. Dopo Lugano, il MASI è stata la prima sede dell’esposizione, è stata la volta di Helsinki al nuovo Amos Rex nel febbraio 2019. Certo, raccontare adesso, a due anni di distanza, quell’esperienza ha un sapore strano, ma guardare indietro stranamente mi aiuta a guardare avanti, quindi penso che scriverò spesso dei mei ricordi di viaggi, di arte e di cibo che in questi giorni a volte molto cupi a volte più solari mi fanno compagnia e mi fanno pensare ad un domani diverso, più consapevole ma di condivisione.

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