Ricordi: Tunisia, sapori ed emozioni

Un momento di riflessione. Tutto sfugge di mano. Paure che non si controllano più. E allora cosa fare? Perdersi negli incubi notturni pieni di case che si sgretolano, gatti dagli occhi giganti, acqua alta, pranzi corali con portate surreali. Mamme redivive e amiche perse nel buio. Timori di morte …tutto questo perché la paura prende troppo il sopravvento sulla ragione. Vorrei poter pensare positivo e concentrarmi sul bello che ancora esiste, ma a volte è molto difficile.

E allora forse la soluzione è raccontare storie, vere, verosimili o completamente inventate. Voglio iniziare da quello che conosco meglio, dal lavoro che ho svolto per quasi vent’anni in una rivista di turismo per gli addetti ai lavori. Scrivevo, viaggiavo, raccontavo luoghi, strutture, gusti, piccole curiosità di paesi che oggi ci sembrano improvvisamente irraggiungibili. Ma non è questo il punto. Quello che vorrei raccontare, visto che al momento muoversi sembra essere alquanto complicato, è la bellezza dei posti che ho visitato in tanti anni, in Italia e all’estero, per cercare di tener vivo il ricordo dei periodi sereni e per essere pronti, appena tutto questo sarà passato, a riprendere il viaggio. Il primo viaggio di lavoro fu in Tunisia. Ricordo nitidamente l’emozione e anche il timore per un’esperienza che in qualche modo stava per segnare la mia vita e cambiarla. Avevo ben chiaro in mente che non stavo partendo per la guerra, ma una leggera apprensione si stava facendo avanti. Non conoscevo nessuno e non avevo idea di come si sarebbe svolto il soggiorno. All’epoca non potevo sapere che la Tunisia avrebbe lasciato dentro di me tracce indelebili e che negli anni ci sarei tornata più volte, sempre con la sensazione di non essermene mai andata. Arrivata a Tunisi fu come aver sempre vissuto lì, sentivo un’aria di casa, colori, profumi, tutto naturale ed emozionante. La città era pronta ad accogliermi e svelarmi il suo volto. Era inizio estate, il sole forte e caldo e i colori molto intensi. Il vociare continuo del suk stordiva, ma al tempo stesso era affascinante, ricordo l’acquisto di una collana in argento e ambra nera profumata che fu al centro di una lunga trattativa alla quale mi sarei sottratta volentieri ma che fu sollecitata proprio dal venditore.

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Capii ben presto che si trattava di un rito, una tradizione alla quale sarebbe stato scorretto sottrarsi e così dal quel momento ogni acquisto diventò un gioco. La visita alla città fu entusiasmante, vicoli e antiche dimore. Ricordo in particolare i ristoranti nella Medina, all’apparenza anonimi portoni ma che celavano elegantissimi saloni in stile moresco con prelibate portate tradizionali. Il brick, una specialità di pasta phillo farcita con uovo, tonno o gamberi o verdura, e poi fritta, semplicemente divina. Ma non dimenticherò mai neanche il cous cous, il tajine di pollo o verdure, il Baklawa, un semolino zuccherato con mandorle e nocciole e miele, e ancora, oudnin el kadhi, dolci tradizionali preparati con miele e nocciole, e le samsa, strati di pasta sfoglia, farciti con mandorle tritate, semi di sesamo e miele. I sapori della cucina tunisina non si dimenticano, io da allora non posso fare a meno dei suoi profumi, menta, spezie, fiori, sempre più spesso presenti nelle mie ricette. Prima di lasciare la capitale ho potuto visitare il museo del Bardo, una perla dal valore inestimabile per tutti gli amanti dell’arte e dell’archeologia. Mosaici, reperti, suppellettili, statue, un universo in cui perdersi, per uscirne, alla fine, arricchiti e con gli occhi pieni di bellezza. Bellezza che non finisce mai in Tunisia: dopo una sosta alle rovine di Cartagine per fare la quadratura del cerchio su quanto visto al Bardo, e aver mangiato i migliori crostacei della mia vita, sono stata a Sidi Bou Said, quello che io considero il più bel paese sul Mediterraneo. Il bianco e il blu in tutte le sue sfumature dominano la scena, il colore viola delle bouganville esaltato dal sole fa da contrasto sui muri delle case a picco sul mare. Una cartolina che quasi stordisce almeno quanto il profumo dei gelsomini giganti che si trovano ovunque in paese. Inevitabile una sosta al locale più famoso, quel Café des Nattes in cui, sulla terrazza che sovrasta la costa, si sorseggia il famoso the alla menta con pinoli. Ma la Tunisia non è solo una bella cartolina, non è solo una raffica di negozietti colorati, è un’emozione, come quella provata viaggiando verso il deserto. Difficile rendere a parole quello che ho provato il giorno in cui sono arrivata a Tozeur, un luogo magico, senza tempo. Vicoli deserti, colori mai visti altrove, tramonti che, grazie ad un abile gioco di mattoni sui muri delle case, rendono l’intera città completamente rosa. Una magia che va vissuta e che rimane nel cuore. Tutto il tragitto che separa Tozeur da Douz è da togliere il fiato, attraversare la depressione del lago salato Chott el Jerid avendo la fortuna di osservare i miraggi, e poi il nulla, nessuno per km e km e poi ecco Douz, la porta del deserto e quindi, finalmente il deserto. Maestoso, immenso, bellissimo. Nel deserto tutto perde significato o meglio ne assume uno nuovo, mi sono sentita piccolissima e spaventata e un attimo dopo in pace e in totale armonia con la natura. Le oasi, incredibili e magnifiche isole ricchissime di palmeti, cascate e corsi d’acqua, nel nulla più assoluto. Il silenzio, la sabbia, il vento che si alza, il freddo della notte e il sole alto e accecante, molto difficile lasciarselo alle spalle. L’unico motivo che ricordo riuscì a distogliermi da tanta meraviglia, fu la promessa di qualche giorno sulla costa, tra Talassoterapia e porticcioli. A Port el Kantaoui ho avuto la fortuna di assaporare un ottimo pesce, tra cui i gamberetti fritti sgusciati, una golosità pazzesca. E per farmi passare il senso di colpa mi sono chiusa nella Spa per ore tra piscine di acqua marina calda, massaggi, scrub. Non posso sapere quando potrò tornare tra le strade di Tozeur, nelle pasticcerie di Tunisi o tra le rovine dell’Impero, ma proprio per questo faccio tesoro dei miei ricordi che rendono questo stop forzato, ma doveroso, meno faticoso.(Disegni di Antonella Turchini)

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